Il club dei filosofi che volevano cambiare il mondo

Aprile 6th, 2011 – 13:07
Argomenti: Letture

Il club dei filosofiIl club dei filosofi che volevano cambiare il mondo = Laura J. Snyder = Newton Compton Editori = 384 pp. = ISBN 978-88-541-2422-6
In questo interessante e molto documentato volume l’autrice ci permette di seguire le vite di quattro personaggi, forse non troppo conosciuti al di fuori della cultura anglosassone, che hanno contribuito in modo fondamentale alla creazione della “Scienza” nell’eccezione moderna del termine.
Stiamo parlando di:
- William Whewell che studiò la scienza delle maree, fu rettore del Trinity College e coniò la parola “scienziato” nel 1833
- Charles Babbage, genio della matematica, le sue incompiute macchine differenziali ed analitiche sono da considerarsi concettualmente alla base dell’informatica. Negli ultimi anni ha goduto di una notorietà superiore a quella dei suoi colleghi grazie alla riscoperta del suo lavoro da parte degli informatici contemporanei, cosa che ha generato anche un movimento di costume e letterario conosciuto come steampunk che si sviluppa attorno all’ipotesi di una rivoluzione informatica ottocentesca.
- John Herschel che realizzò la mappa stellare dell’emisfero sud e contribuì, più significativamente di quanto sin qui ritenuto, all’invenzione della fotografia.
- Richard Jones che ridisegnò i confini della scienza dell’economia.
I quattro, diversi per esperienze ed estrazione sociale, si conobbero a Cambridge durante gli studi, qui iniziarono a riunirsi regolarmente per discutere le loro comuni idee in merito alla pratica scientifica che consideravano insufficiente. Ispirandosi al metodo induttivo di Bacone, i quattro amici delinearono l’ambizioso proposito di stravolgere il concetto di scienza, portandola fuori dagli ambienti accademici per metterla al servizio dell’umanità. Va considerato che nella prima metà dell’ottocento gli studi scientifici erano appannaggio di ricchi dilettanti, filosofi naturali, come venivano chiamati al tempo, che forti di una rendita che poteva venire da proprietà di famiglia o da appannaggi ecclesiastici, potevano permettersi di seguire i propri esperimenti e studi che il più delle volte spaziavano dalla geologia alla botanica, dalla chimica all’economia senza alcuna specializzazione e senza un metodo rigoroso di condivisione e controllo delle scoperte. Gli stessi membri del club sono un esempio di queste figure eclettiche tanto diverse dallo scienziato moderno. L’autrice ci accompagna attraverso un mondo che a noi appare assurdo in cui i titolari delle cattedre scientifiche non tengono un’ora di lezioni agli studenti in tutta la loro vita, in cui, per laurearsi è forse più necessario saper comporre buoni versi piuttosto che avere nozioni di algebra moderna che in cinquant’anni, anche grazie al contributo di questi quattro uomini straordinari, si trasforma sino a far si che quella dello scienziato diventi una carriera definita da istituzioni, corsi di studi e metodi di finanziamento della ricerca così come siamo abituati a concepirla ai giorni nostri.
Libro piacevolissimo e scorrevole che illustra un’affascinante epoca di grandi innovazioni destinate a cambiare il mondo, decisamente raccomandato!

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